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Il volare del tempo

In Svizzera, soltanto nel 5 % dei casi in cui si verifica la morte cerebrale di un paziente è presente una decisione documentata del potenziale donatore a favore o contro la donazione dei propri organi e soltanto un terzo dei familiari è a conoscenza della volontà della persona deceduta. Ad oggi, muoiono circa cento persone ogni anno in attesa di un organo che non arriva.

I tre giovani romandi, Anne-Céline Jost, Julien Cattin e Mélanie Nicollier, membri della Jeune Chambre Internationale (JCI) Riviera, un’organizzazione internazionale no profit, apolitica e aconfessionale, in collaborazione con quattro amici, sono i fautori dell’iniziativa «Favorire la donazione di organi e salvare vite umane» che, se venisse tradotta in legge, potrebbe creare le premesse per colmare questa lacuna a tutti gli effetti. L’iniziativa ha infatti come obiettivo una modifica costituzionale che si basa sul modello del presunto consenso, già esistente in altri paesi, che parte dal presupposto che la persona deceduta sarebbe stata favorevole a donare i propri organi, a patto che questa non abbia espresso, in vita, la propria volontà contraria o che i familiari siano a conoscenza di tale dissenso.

Come è nato il vostro interesse per il tema della donazione degli organi?
A:
Avevo una stretta conoscente che doveva sottoporsi continuamente a dialisi. Dopo averla vista stare male e non avanzare nella lista d’attesa è riuscita a ricevere un rene dal suo migliore amico (donatore vivente). È per questo motivo che nel 2017, durante la mia presidenza alla JCI della nostra sezione, mi sono posta come obiettivo quello di migliorare la donazione di organi in Svizzera. Durante una seduta della commissione di progetto, Julien ha proposto di lanciare l’iniziativa popolare, che è stata appoggiata con entusiasmo da tutti. Non pensavo che questa squadra potesse superare le mie aspettative di presidente.

Si può definire il tema della donazione un tabù?
J:
La donazione di organi non è di per sé un tabù. Lo è invece il fatto di dover parlare della propria morte e delle proprie scelte in questo ambito. Si preferisce non affrontare
il tema e, di conseguenza, quando una persona muore, i familiari non sono a conoscenza della sua volontà. Spesso dietro a un parere contrario si cela una carenza di informazioni sul tema. Lo dimostra il fatto che le persone cambiano spesso idea una volta chiariti i dubbi.

Come vi spiegate che, secondo il rapporto di 3/2019 di IRODaT (International Registry in Organ Donation and Transplantation), in Svizzera il numero di donazioni per milione di abitanti nel 2017 è stato di 17,2 contro il 46,9 della Spagna, paese al primo posto in Europa?
A:
Secondo noi la grande differenza risiede nel fatto che in Spagna si applica già il principio del presunto consenso. Grazie a questa nuova misura, insieme al piano d’azione definito dalla Confederazione, già in atto da qualche anno, potremo raggiungere cifre più alte (ca. 30 per mio/ab.).

Il 22 marzo 2019 avete consegnato più di 113’000 firme alla Cancelleria federale. Eravate certi di raggiungere l’obiettivo minimo di 100’000 firme? Che ostacoli avete incontrato?
A:
Trattandosi di una causa nobile, all’inizio eravamo sicuri di raggiungerla facilmente. A conti fatti, 9 persone su 10 hanno firmato l’iniziativa. Tuttavia, abbiamo dovuto impiegare più energie del previsto, soprattutto perché le persone non si sono prese il tempo necessario per completare e restituire il foglio firmato. È stato quindi necessario ricorrere a un approccio diretto per strada.
M:
Inoltre, contare tutte le firme e suddividerle per i 2’200 comuni e Cantoni ha comportato un dispendio di energia e denaro importante.

Gestire questa campagna richiede uno sforzo enorme in termini di tempo…
J:
Sì, gran parte dell’attività è stata svolta nel tempo libero. Sono ore e ore d’impegno. Ringraziamo davvero l’equipe per lo straordinario lavoro svolto ! Citando Mark Twain «non sapevano che fosse impossibile, così l’hanno fatto».

Quali sono i prossimi passi?
A:
Attualmente ci troviamo nel mezzo della procedura di consultazione del controprogetto indiretto, presentato dal Consiglio Federale. Siamo lieti che la loro proposta vada nella nostra stessa direzione. Probabilmente i parlamentari saranno chiamati a votare in autunno 2020 e, a seconda del risultato, si vedrà se è il caso di ritirare o meno l’iniziativa. Solo a quel punto verrà definita una data per la votazione popolare.

Il processo è piuttosto lungo e complicato e ci auguriamo che, qualsiasi sia il futuro di questa iniziativa, la Svizzera ne possa uscire con una maggiore consapevolezza e responsabilità in un tema delicato come quello della donazione degli organi. Riteniamo sia una priorità evitare che un membro della famiglia si assuma la responsabilità di prendere questa dolorosa scelta. Per questo è doveroso che ognuno si confronti con tale questione e manifesti chiaramente la propria scelta. Oggi è ancora più semplice: basta registrarsi direttamente sull’apposito sito www.registro-donazione-organi.ch.


Cornèrcard Moments Magazin 01-2020

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